Riforma della Sanità Militare
RIFORMA DELLA SANITÀ MILITARE: NASCE IL NUOVO SERVIZIO SANITARIO MILITARE NAZIONALE
Più integrazione, nuove funzioni e valorizzazione del personale sanitario della Difesa
Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Legislativo 3 aprile 2026 n. 74, il Governo ha avviato ufficialmente una profonda riforma della Sanità Militare italiana, destinata a modificare in modo significativo l’organizzazione sanitaria della Difesa nei prossimi anni.
Il provvedimento introduce il nuovo “Servizio Sanitario Militare Nazionale”, ridefinisce ruoli e competenze del personale sanitario militare e punta alla realizzazione di una struttura sanitaria interforze più moderna, integrata e tecnologicamente avanzata.
Secondo quanto emerso anche nel dibattito tecnico e parlamentare che ha accompagnato la riforma, il nuovo modello nasce dall’esigenza di:
- migliorare l’interoperabilità tra le Forze Armate;
- affrontare le criticità emerse durante l’emergenza Covid;
- rafforzare il supporto al Servizio Sanitario Nazionale;
- contrastare la crescente difficoltà di reclutamento di medici e professionisti sanitari militari.
Nasce il Servizio Sanitario Militare Nazionale
La principale novità della riforma è l’istituzione del Servizio Sanitario Militare Nazionale, definito come componente sanitaria della Difesa.
Le nuove funzioni attribuite alla Sanità Militare comprendono:
- supporto sanitario alle operazioni in Italia e all’estero;
- servizio medico-chirurgico sulle unità navali;
- tutela della salute del personale della Difesa;
- medicina preventiva e medicina del lavoro;
- accertamenti medico-legali e di idoneità;
- supporto al SSN in caso di emergenze e calamità;
- ricerca scientifica e innovazione biomedica.
Per la Marina Militare assume particolare importanza il riconoscimento esplicito del servizio sanitario imbarcato quale funzione strategica del nuovo sistema sanitario militare.
Un’unica direzione centrale della Sanità Militare
Il decreto introduce inoltre la figura del Direttore della Sanità Militare, che avrà responsabilità centrali di coordinamento, pianificazione e gestione sanitaria interforze.
Il Direttore:
- potrà essere un ufficiale generale sanitario oppure un dirigente civile altamente qualificato;
- coordinerà organizzazione, ricerca e innovazione;
- gestirà le attività sanitarie di interesse interforze;
- svilupperà collaborazioni con strutture pubbliche e private.
La riforma prevede inoltre il rafforzamento del Corpo unico della Sanità Militare, che nei prossimi anni dovrebbe coinvolgere migliaia di professionisti sanitari tra medici, infermieri, psicologi, farmacisti e veterinari militari.
Poliambulatori militari e integrazione con il SSN
Uno degli aspetti più innovativi della riforma riguarda la possibilità di creare una rete di strutture sanitarie militari “dual use”, cioè utilizzabili sia a favore del personale della Difesa sia, in alcuni casi, a supporto del sistema sanitario civile.
Il decreto prevede infatti:
- sviluppo di poliambulatori militari territoriali;
- possibili accreditamenti presso il SSN;
- accordi con le ASL;
- collaborazione sanitaria con enti pubblici e strutture convenzionate.
L’obiettivo dichiarato è valorizzare le capacità sanitarie della Difesa e renderle maggiormente integrate nel sistema sanitario nazionale, soprattutto nelle situazioni emergenziali.
Nuove opportunità professionali per il personale sanitario militare
Tra le novità più rilevanti figurano anche importanti aperture sul piano professionale.
Il personale sanitario militare potrà infatti:
- svolgere attività di medicina generale per il personale della Difesa e per i familiari;
- esercitare attività libero-professionale intramuraria;
- operare attraverso convenzioni con strutture pubbliche e private convenzionate con il SSN.
Misure che mirano anche a rendere più attrattiva la carriera sanitaria militare in un momento storico caratterizzato da forte carenza di personale sanitario a livello nazionale.
Più ricerca, tecnologia e formazione
La riforma investe anche sul settore scientifico e tecnologico.
Nasce infatti l’Istituto di Scienze Biomediche della Difesa, struttura con autonomia scientifica che avrà il compito di:
- sviluppare ricerca sanitaria strategica;
- collaborare con università e industria;
- sostenere l’innovazione tecnologica;
- supportare le attività sanitarie in ambito NBC e biomedico avanzato.
Parallelamente viene rafforzata la formazione del personale sanitario militare, con percorsi coordinati centralmente dalla nuova Direzione della Sanità Militare ma svolti all’interno delle strutture formative delle Forze Armate e dell’Arma dei Carabinieri.
Le criticità e le preoccupazioni
Accanto agli aspetti positivi, nel mondo militare e sindacale non mancano però alcune perplessità.
Tra i temi maggiormente dibattuti:
- il rischio di eccessiva centralizzazione;
- la necessità di mantenere le specificità operative delle singole Forze Armate;
- la tutela delle peculiarità della sanità navale, aeronautica e dell’Arma dei Carabinieri;
- l’esigenza di garantire adeguate risorse umane e finanziarie.
Per la Marina Militare, in particolare, resta fondamentale preservare l’esperienza e la specificità del servizio sanitario imbarcato, che opera in contesti operativi unici e particolarmente complessi.
La posizione di USIM
USIM segue con grande attenzione questa riforma, che rappresenta uno dei più importanti interventi di revisione della Sanità Militare degli ultimi decenni.
Il progetto contiene elementi potenzialmente positivi:
- maggiore integrazione interforze;
- valorizzazione delle professionalità sanitarie;
- sviluppo della ricerca;
- modernizzazione delle strutture;
- apertura verso il sistema sanitario nazionale.
Tuttavia sarà indispensabile vigilare affinché la riorganizzazione:
- non penalizzi il personale;
- non disperda le competenze maturate nelle singole Forze Armate;
- garantisca adeguate risorse;
- migliori concretamente le condizioni operative e lavorative del personale sanitario militare.
USIM - Unione Sindacale Italiana Marina,
Segreteria Nazionale