Senza rottura con i Co.Ce.R, nessun vero sindacato
USIM: senza rottura con i Co.Ce.R., nessun vero sindacato
Il sindacalismo militare nasce per superare un’anomalia democratica che ha caratterizzato per decenni il mondo delle Forze Armate. Un’anomalia che ha limitato la possibilità di una rappresentanza effettiva del personale militare e che oggi, nonostante l’introduzione delle associazioni professionali a carattere sindacale tra militari, rischia di essere semplicemente riprodotta sotto nuove forme, senza affrontare fino in fondo il nodo politico della rappresentanza.
L’eredità dei Co.Ce.R.
I Consigli Centrali di Rappresentanza (Co.Ce.R.), per oltre quarant’anni unica voce consentita al personale militare, hanno incarnato un modello strutturalmente debole, privo di reali poteri e strettamente subordinato.
Un sistema che, pur presentato come strumento di tutela, non ha mai avuto capacità contrattuale né un ruolo incisivo nei processi decisionali, rimanendo incardinato nella medesima struttura gerarchica che avrebbe dovuto bilanciare.
Il bilancio storico dei Co.Ce.R. è noto al personale militare:
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condizioni economiche penalizzanti;
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progressioni di carriera lente e spesso bloccate;
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carichi di lavoro crescenti;
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tutele insufficienti.
Per anni, le legittime richieste di diritti e dignità si sono tradotte in pareri non vincolanti e in tavoli di confronto privi di effetti concreti. Non si tratta di giudizi personali, ma di una valutazione politica su un sistema che, nei fatti, non ha prodotto risultati adeguati.
Proprio per questo motivo, quel modello non può essere assunto come base del nuovo sindacalismo militare.
Il rischio della continuità mascherata
L’introduzione delle associazioni professionali a carattere sindacale avrebbe dovuto segnare una discontinuità netta. In molti casi, invece, si assiste a una continuità evidente nei metodi, nei linguaggi e negli approcci.
Il cambiamento formale non è sufficiente. Se mutano solo le denominazioni ma restano inalterate le logiche di subordinazione e di eccessiva prudenza, il rischio è quello di una rappresentanza debole, incapace di incidere realmente a tutela del personale.
C’è un elemento che non può essere ignorato: la percezione diffusa tra molti militari che il nuovo sindacalismo sia la prosecuzione del vecchio sistema sotto altra veste. Questa percezione alimenta sfiducia e disaffezione verso lo strumento sindacale stesso.
Non per pregiudizio ideologico, ma perché una parte significativa del personale associa quel passato a silenzi, inefficacia e mancate risposte. È un dato politico rilevante, che incide direttamente sulla credibilità del sindacalismo militare nel suo complesso.
Fiducia, discontinuità, responsabilità
La fiducia oggi viene chiesta, ma non è automatica né ereditaria. È il risultato di scelte chiare, di comportamenti coerenti e di una discontinuità reale.
Chi proviene da un sistema che non ha prodotto miglioramenti sostanziali dovrebbe interrogarsi e spiegare in che modo intende operare diversamente. Senza una seria riflessione critica, la richiesta di fiducia rischia di apparire come una pretesa, più che come una proposta fondata.
A quel sistema, al passato, va dato un taglio netto. Non per spirito polemico, ma per necessità politica e per rispetto verso il personale militare.
Il sindacalismo militare, per essere credibile, deve essere:
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indipendente dalla gerarchia;
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libero da condizionamenti politici;
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fondato su un confronto istituzionale serio e responsabile;
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responsabile esclusivamente verso gli iscritti e i loro bisogni concreti.
In assenza di questi presupposti, il rischio è quello di una rappresentanza debole, destinata a riprodurre le stesse dinamiche che hanno segnato l’era dei Co.Ce.R.
La visione di USIM
USIM – Unione Sindacale Italiana Marina nasce dalla consapevolezza che il sindacalismo militare non possa limitarsi a replicare schemi del passato, ma debba fondarsi su una nuova visione della rappresentanza sindacale, capace di interpretare correttamente le peculiarità dell’ordinamento militare.
Una visione che tenga conto:
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della specificità del servizio;
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delle responsabilità connesse allo status militare;
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della necessità di coniugare diritti e doveri, disciplina e tutele, operatività e dignità professionale.
Un sindacato capace di confrontarsi con le istituzioni in modo serio, competente e trasparente, senza rinunciare alla propria funzione di rappresentanza reale ed efficace.
Conclusione
In un contesto delicato come quello militare, la chiarezza è un dovere.
O il sindacalismo rappresenta una rottura reale con il passato, oppure resta una finzione utile solo a mantenere equilibri già noti.
I Co.Ce.R. appartengono a una stagione storica conclusa e non possono essere il modello, neppure mascherato, del futuro.
Il personale militare non ha bisogno di nuove etichette, ma di:
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diritti concreti,
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rappresentanza autentica,
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risultati misurabili.
Senza una cesura netta con il passato, il cambiamento resterà soltanto una parola.
USIM sceglie di stare dalla parte del futuro.
USIM - Unione Sindacale Italiana Marina,
Segreteria Nazionale.
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