Unione Sindacale Italiana Marina

Tra stelle e lacrime

Martedì 18 Novembre 2025 16:54
Tra stelle e lacrime
da LaPrimaPagina.it

Tra stelle e lacrime: storie di chi ha scelto il transito nel ruolo civile.

di Paolo Fedele, Vicesegretario Generale USIM

Lo squilibrio tra le procedure di impiego dei militari – che privilegiano spesso l’interesse dell’Amministrazione rispetto a quello personale – non è un dettaglio burocratico: è una ferita aperta che intacca profondamente il benessere emotivo dei militari e delle loro famiglie. Ogni trasferimento lontano da casa, ogni decisione amministrativa che ignora l’impatto sulla vita privata, ogni scelta forzata per mantenere la carriera operativa pesa sul cuore e sulla mente di chi serve il Paese, e non può essere lasciata fuori dalla competenza delle Associazioni Sindacali, chiamate a tutelare diritti, dignità e sicurezza psicologica.
Sempre più militari della Marina Militare e della Guardia Costiera scelgono, loro malgrado, di lasciare il servizio operativo per transitare nei ruoli civili. Non sono numeri o statistiche: sono storie di sacrifici, sogni accantonati e vite messe alla prova.

Tra queste storie c’è quella ultima di un Maresciallo della Guardia Costiera, donna, professionista e madre, costretta a prendere la decisione più dolorosa della sua carriera: passare al ruolo civile. Anni di dedizione, missioni affrontate con coraggio, sogni e ambizioni accumulati nel tempo, tutto accantonato per garantire sicurezza e stabilità alla famiglia. “Ho avuto le lacrime agli occhi mentre svestivo l’uniforme, mentre mollavo le stellette che avevano rappresentato tutta la mia carriera. Non potevo più conciliare il mio status di militare con una vita dignitosa per me e per i miei figli”, racconta.

Il dramma più grande riguarda proprio i figli. Non vedranno più la mamma con la divisa, simbolo di dedizione, passione e servizio. Saranno privati di quella figura che incarnava l’esempio e l’orgoglio dell’uniforme, e questo dolore resterà impresso. Solo crescendo capiranno che quella rinuncia è stata fatta per loro, perché chi avrebbe dovuto assistere nel loro processo educativo e garantire equilibrio e sostegno non è stato altrettanto presente o benefattore.

Passare al ruolo civile non è solo un cambio di mansione: è un trauma emotivo, un vero e proprio cambiamento identitario. Molti ex militari parlano di competenze ignorate, senso di “retrocesso” e difficoltà ad adattarsi a una realtà che sembra sminuire anni di esperienza.
Se un tempo questi disagi restavano confinati nelle caserme, oggi il web li amplifica: forum, social e pagine dedicate raccontano trasferimenti impossibili, difficoltà economiche, tensioni psicologiche e sacrifici quotidiani, trasformando un problema personale in un tema di dibattito pubblico.

L’esodo dal personale operativo non riguarda solo chi lascia il servizio. La perdita di esperienza e competenze aumenta il carico di lavoro su chi resta, rallenta le operazioni e mette a dura prova l’efficienza dei reparti. Ma il costo più grande resta umano: ogni militare che abbandona il servizio operativo porta con sé storie di dedizione, passione e sacrificio che meritano ascolto e riconoscimento.

Le famiglie chiedono stabilità, equilibrio tra lavoro e vita privata, retribuzioni adeguate e decisioni amministrative che tengano conto dell’impatto umano. Ignorare questo fenomeno significa mettere a rischio non solo il benessere dei militari e dei loro cari, ma anche la capacità operativa delle Forze Armate, cuore della sicurezza del Paese.
Ogni lacrima versata, ogni sogno accantonato, ogni stellette lasciata sull’uniforme racconta la necessità di un cambiamento urgente: più ascolto, più tutela, più umanità. La storia del Maresciallo non è un caso isolato: è la storia di tanti uomini e donne che ogni giorno scelgono di sacrificarsi per gli altri.

Un Paese che dimentica chi lo difende non perde solo militari in uniforme: rischia di perdere il cuore stesso della propria sicurezza, la passione e il coraggio di chi ha giurato di servire con dedizione. È tempo di guardare queste vite negli occhi, ascoltare le loro storie e agire con responsabilità e umanità. Confidiamo nella grande sensibilità e operosità del Ministro Guido Crosetto.

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